Il Beato Domenicano Fra Raimondo da Capua cominciò a scrivere la sua Legenda Maior nel 1385, cioè, dopo essere stato il confessore di Santa Caterina da Siena per circa quattro anni (dal 1376 sino al 1380). Questa Legenda Maior è forse l’opera più conosciuta e fondamentale che abbiamo sulla vita di Caterina. Alla fine della prima parte del libro, nel Capitolo XII, l’autore racconta uno degli episodi più famosi della santa, lo Sposalizio di Caterina. Pensiamo sia utile riprodurlo quasi per intero, e anche illustrarlo con alcune delle più eminenti immagini che gli artisti, lungo i secoli, ci hanno offerto. È importante comunque far vedere che ci sono stati diversi santi che hanno vissuto episodi simili lungo la storia della Chiesa. Come esempio ci basta ricordare un’altra Caterina –quella di Alessandria– di cui lo sposalizio mistico ha generato tantissimi capolavori artistici per secoli.
Pierre Subleyras, Matrimonio mistico di S. Caterina da Siena, 1740-45, Collezione privata
«114. – Caterina cresceva sempre più nella grazia del suo Creatore e, più che camminare, volava nella via della virtù. Si sviluppò così nel suo animo il desiderio santo di raggiungere e possedere u perfetto grado di fede, per mezzo del quale, assoggettandosi al suo Sposo con fedeltà intera, gli potesse riuscire più grata.
Cominciò, dunque, a domandare al Signore, come i Discepoli, che si degnasse di aumentarle la fede, e le donasse la perfezione della virtù della fede. Il Signore la prese in parola, e le rispose: «Io ti sposerò a me nella fede». La vergine intanto non si stancava mai di ripetere la solita preghiera, e il Signore sempre la rispondeva nel medesimo modo.
In quei giorni che sono vicini al tempo di quaresima, nel quale tempo i fedeli si astengono dai cibi di grasso; in quei giorni, dico, che gli uomini hanno l’abitudine di celebrare la miserevole festa del ventre, la vergine si trovava raccolta nella sua cameretta, e cercava con le orazioni e i digiuni il volto dello Sposo eterno, replicando per la millesima volta con gran fervore la solita preghiera. Il Signore li disse: «Poiché per amor mio hai gettato via tutte le cose vane, e le hai fuggite, e col disprezzare i piaceri della carne hai risposto in me solo le delizie del tuo cuore, ora che gli altri di casa tua si divertono a tavola, e fanno feste mondane, io stabilisco di celebrare con te la festa nuziale dell’anima tua, e così come ti promisi, ti sposo a me nella fede».
115. – Non aveva finito di parlare, che apparvero la gloriosissima Vergine Madre, san Giovanni Evangelista, il glorioso Apostolo Paolo, san Domenico, e il profeta David con l’arpa. Mentre David suonava con tenerezza, la Vergine Madre di Dio prese colla sua santa mano la mano di Caterina, e presentandola al Figlio, lo invitava dolcemente a sposarla a sé nella fede. L’Unigenito di Dio, graziosamente dicendo di sì, mise fuori un anello di oro nel quale erano incastrate tutto in giro quattro perle e un meraviglioso diamante nel mezzo; e con la sua sacratissima mano destra poi lo lasciò scorrere nel dito anulare della Vergine, dicendo: «Ecco: io ti sposo a me nella fede; a me tuo Creatore e Salvatore. Conserverai illibata questa fede fino a che non verrai in cielo a celebrare con me le nozze eterne. Da qui in avanti, figliuola, agisci virilmente e senza alcuna titubanza in tutto quello che, per disposizione della mia provvidenza, ti sarà messo davanti. Armata come sei della fortezza della fede, vincerai felicemente tutti i tuoi nemici».
La visione disparve, ma l’anello rimase sempre in quel dito; e quantunque gli altri non lo potessero vedere, Caterina lo aveva sempre sotto gli occhi. Infatti più volte mi ha confessato con rossore, che sempre se lo sentiva in dito, e non ci fu momento che non lo vedesse.
116. – Lettore, ti ricordi di un’altra Caterina martire e regina che fu, come si legge, sposata dal Signore dopo il battesimo? Ebbene tu hai ora una seconda felicissima Caterina, la quale, dopo tante vittorie riportate su la carne e sui nemici, è sposata solennemente dallo stesso Signore.
Se mediti le proprietà dell’anello, vedrai che il segno concorda con la cosa segnata o significata. La nostra vergine chiedeva una fede forte. Che c’è di più forte del diamante? Come esso resiste ad ogni durezza, ogni cosa dura doma e penetra, e solo col sangue ircino va in pezzi; così un cuore fedele ha la forza di vincere e di superare ogni avversità; e solo davanti al ricordo del sangue di Cristo si addolcisce e si spezza.
Le quattro perle, poi, simboleggiano le quattro purità che erano in Caterina, e, cioè, la purità d’intenzione, di pensiero, di parole e di opere; tutte le cose che in seguito, fra quello che diremo, appariranno pienamente vere.
Io penso che questo Sposalizio fosse una conferma della grazia divina, e il segnale della confermazione fosse quell’anello, che vedeva lei e non gli altri, perché, dovendo procurare la salute di tante anime fra i marosi di questo mondo, confidasse sempre nell’aiuto della grazia divina, né temesse di restare in qualche modo travolta, mentre portava gli altri a salvamento.»
(RAIMONDO DA CAPUA, S. Caterina da Siena. Legenda Maior, Ed. Cantagalli, Siena 1994, pp. 128-130)

Sposalizio mistico di Santa Caterina da Siena, inizio secolo XVII, olio su tela, Francesco Vanni
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