
Madonna, Gesù Bambino, San Giovannino e tre angeli, Ghirlandaio (contributori di), 1485-1500, Louvre
Joris-Karl Huysmans è uno scrittore francese decadentista, nato nel 1848. La sua opera esprime un profondo pessimismo e anche un certo disaggio esistenziale, cioè, il tedio di vivere. Forse il suo libro À rebours (1884) è quello più famoso e il più emblematico del suo pensiero. La sua vita è stata un percorso piuttosto lungo e complicato, religiosamente e moralmente. Dopo tantissimi anni, entra in contatto con l’abbé Mugnier, e dopo un certo tempo, abbraccia la fede cattolica. Muore nel 1907 per un cancro alla gola, dopo essersi fatto oblato benedettino. Nella sua opera Per Strada, Huysmans racconta la sua conversione, in terza persona, attraverso il protagonista del romanzo, Durtal. Nel secondo capitolo, Durtal riflette sui motivi che lo hanno portato alla conversione, e scrive:
Com’era ridivenuto cattolico, com’era giunto a quel punto?
Durtal si rispondeva: «L’ignoro, tutto quel che so è che, dopo essere stato per anni un miscredente, improvvisamente credo».
«Vediamo», si diceva, «cerchiamo di ragionare, ammesso che il buonsenso c’entri ancora in un fatto così misterioso». (…) » Ho inteso parlare di turbamenti improvvisi e violenti dell’anima, di colpi di fulmine, oppure di una fede che alla fine esplodeva in un terreno lentamente e sapientemente minato. (…) » Deve esserci pure un terzo modo che è senza dubbio il più ordinario, quello di cui il Salvatore si è servito per me. (…) » Senza dubbio posso rilevare qua e là qualche pietra miliare sulla strada percorsa: l’amore dell’arte, l’ereditarietà, il tedio di vivere; posso anche ricordare sensazioni dimenticate dell’infanzia, cammini sotterranei d’idee suscitate dalle mie soste nelle chiese; ma quel che non posso fare è riunire quelle fila, raggrupparle; ciò che non posso comprendere è l’improvvisa e silenziosa esplosione di luce che s’è fatta in me. Quando cerco di spiegarmi come, incredulo la veglia, sia divenuto senza saperlo credente in una notte, ebbene! Non scopro nulla, perché l’azione celeste è svanita senza lasciar tracce.
«Certo», riprese dopo un pensieroso silenzio, «è la Vergine che agisce in questi casi su di noi; è lei che vi lavora e vi rimette nelle mani del Figlio; ma le sue dita son così leggere, così fluide, così carezzevoli che l’anima che hanno lavorata non ha avvertito nulla».
(JORIS-KARL HUYSMANS, Per Strada, Rizzoli Editore, Milano 1961, pp. 35-36)
Sacra Famiglia con San Giovannino, circa 1528, Parmigianino, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli
Praticamente un secolo dopo, nel 1956, un prete cattolico, D. Federico Suárez, scrisse una vita della Madonna, e parlando del momento successivo alla morte di Gesù, suo figlio, ci fa riflettere sulla cura materna di Maria per gli apostoli, citando lo stesso Huysmans:
Il compito di una madre, infatti, non consiste soltanto nel concepire e dare alla luce, ma nel proteggere e vegliare, nutrire ed educare, finché il nuovo essere sia in condizione di vivere da sé, con autonomia. È probabile che gli apostoli non si rendessero quasi conto di questa azione protettrice di Maria, ma non ce ne stupiamo. Huysmans, che aveva buoni motivi per saperne qualcosa, dice: “Ella ci plasma e ci mette nelle mani di suo Figlio; però le sue mani sono così leggere, così lievi, hanno un tocco così soave, che l’anima, trasformata da esse, nemmeno se ne accorge”.
(FEDERICO SUÁREZ, Maria di Nazaret, Ares, Milano 1985, p. 212)
La Visitazione con San Niccola e San Antonio Abate, Piero di Cosimo, 1489-90, Samuel H. Kress Collection
Madonna e Bambino, Elisabetta Sirani, 1663, California
San Luca dipingendo la Madonna, Anonimo, circa 1750, Bratislava City Gallery
Madonna e Bambino, Rafaello, 1505, National Gallery of Art, Washington, DC
Madonna nel prato, Rafaello, 1505-06, Museo di Storia dell’Arte di Viena
Virgen de los cartujos, Zurbarán, 1650-60, Andalucía
Madonna e Bambino, Parmigianino, 1527-30, Kimbell Art Museum (Texas)
Sagrada Famiglia, Rafaello, 1510, The Morgan Library & Museum
Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria, Correggio, 1520, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli
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