Un’Artista-teologo e un Teologo-artista

Ernesto Lamagna è un scultore attuale, napoletano, che vive e lavora a Roma. Parecchi anni fa, per l’anniversario dei 25 anni di Pontificato di Giovanni Paulo II, li è stata proposta la realizzazione di una scultura nel Panteon di Roma. Il tema era quello di Maria, e quindi –racconta lui in una intervista– io avrei dovuto realizzare una Madonna, però avevo da poco perso mia madre e avevo questo grande dolore in me, e pensai di realizzare mia madre sulla sedia a rotelle e di vederla come una classica madonna. Nella stessa intervista –che abbiamo inserito in questo post– lui spiega anche tutta la simbologia creata intorno a la sua scultura: le mani, che accarezzano il volto del figlio morto; il melograno, simbolo di fertilità e di donazione totale; la propria sedia a rotelle, che parla della anzianità e la sofferenza della madre, ecc. Citiamo anche delle belle parole del Papa Francesco, che precisamente parlano de la fortezza delle madri accanto a i dolori dei figli; e come Maria, la Madonna, è anche in questo argomento un chiaro esempio e punto di riferimento per tutti coloro che, in qualche forma, soffrono. Maria, come nella scultura di Lamagna, è la donna che soffre silenziosa, e che non lascia da soli ai suoi figli, non tradendo neanche nei peggiori momenti: fedele, sia nella luce che nell’oscurità, ai piedi della croce.

 

19_bigEcce Mater Dulcissima (scultura in bronzo), Ernesto Lamagna, 2003, Roma

 

Ernesto Lamagna, dunque, è un’artista attuale che ha descritto bellamente la sofferenza della Madre; e allo stesso tempo, Francesco è un Teologo che ha scolpito i tratti fondamentali della Madonna sofferente, nel testo che adesso vi offriamo.

 

PAPA FRANCESCO
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 10 maggio 2017

«Fino a quel giorno [del Golgota], Maria era quasi sparita dalla trama dei vangeli: gli scrittori sacri lasciano intendere questo lento eclissarsi della sua presenza, il suo rimanere muta davanti al mistero di un Figlio che obbedisce al Padre. Però Maria riappare proprio nel momento cruciale: quando buona parte degli amici si sono dileguati a motivo della paura. Le madri non tradiscono, e in quell’istante, ai piedi della croce, nessuno di noi può dire quale sia stata la passione più crudele: se quella di un uomo innocente che muore sul patibolo della croce, o l’agonia di una madre che accompagna gli ultimi istanti della vita di suo figlio. I vangeli sono laconici, ed estremamente discreti. Registrano con un semplice verbo la presenza della Madre: lei “stava” (Gv 19,25), Lei stava. Nulla dicono della sua reazione: se piangesse, se non piangesse … nulla; nemmeno una pennellata per descrivere il suo dolore: su questi dettagli si sarebbe poi avventata l’immaginazione di poeti e di pittori regalandoci immagini che sono entrate nella storia dell’arte e della letteratura. Ma i vangeli soltanto dicono: lei “stava”. Stava lì, nel più brutto momento, nel momento più crudele, e soffriva con il figlio. “Stava”.

 

 

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Ecce Mater Dulcissima, Ernesto Lamagna, 2003, Roma (particolari)

 

 

Maria “stava”, semplicemente era lì. Eccola nuovamente, la giovane donna di Nazareth, ormai ingrigita nei capelli per il passare degli anni, ancora alle prese con un Dio che deve essere solo abbracciato, e con una vita che è giunta alla soglia del buio più fitto. Maria “stava” nel buio più fitto, ma “stava”. Non se ne è andata. Maria è lì, fedelmente presente, ogni volta che c’è da tenere una candela accesa in un luogo di foschia e di nebbie. Nemmeno lei conosce il destino di risurrezione che suo Figlio stava in quell’istante aprendo per tutti noi uomini: è lì per fedeltà al piano di Dio di cui si è proclamata serva nel primo giorno della sua vocazione, ma anche a causa del suo istinto di madre che semplicemente soffre, ogni volta che c’è un figlio che attraversa una passione. Le sofferenze delle madri: tutti noi abbiamo conosciuto donne forti, che hanno affrontato tante sofferenze dei figli!

 

La ritroveremo nel primo giorno della Chiesa, lei, madre di speranza, in mezzo a quella comunità di discepoli così fragili: uno aveva rinnegato, molti erano fuggiti, tutti avevano avuto paura (cfr At 1,14). Ma lei semplicemente stava lì, nel più normale dei modi, come se fosse una cosa del tutto naturale: nella prima Chiesa avvolta dalla luce della Risurrezione, ma anche dai tremori dei primi passi che doveva compiere nel mondo.

 

 

Per questo tutti noi la amiamo come Madre. Non siamo orfani: abbiamo una Madre in cielo, che è la Santa Madre di Dio. Perché ci insegna la virtù dell’attesa, anche quando tutto appare privo di senso: lei sempre fiduciosa nel mistero di Dio, anche quando Lui sembra eclissarsi per colpa del male del mondo. Nei momenti di difficoltà, Maria, la Madre che Gesù ha regalato a tutti noi, possa sempre sostenere i nostri passi, possa sempre dire al nostro cuore: “Alzati! Guarda avanti, guarda l’orizzonte”, perché Lei è Madre di speranza. Grazie


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