Myryam

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Annunciazione (1628-1629) di Guido Reni, Ascoli Piceno (Italia)

Nella festa liturgica del Santissimo Nome di Maria, proponiamo questo brano di don Andrea Mardegan (Milano, 1955) che, meditando la persona di Maria, ci rivela qualche aspetto del suo cuore, immaginando cosa direbbe la Madonna della sua propria esperienza di Dio durante la sua vita accanto Gesù:

L’angelo mi chiamò «piena di grazia». Come per l’invito alla gioia, il ricordo di quel saluto lungo i giorni mi procurò pace e certezza. Mi aiutava a conoscere me stessa, a ritrovarmi. Sono piena di grazia, mi ripetevo. Mi ha chiamato così, questo è il mio nome segreto. Il nome che Dio mi ha dato, che mi definisce. Nei momenti di smarrimento vi ritornavo con la memoria del cuore.

Ricolma di grazia.
Dio que che riempie di sé con la sua grazia è Amore.

Ne parlavamo spesso con Giovanni, il discepolo amato, quando abitavamo insieme dopa la muerte e la risurrezione di Gesù. Poi lo scrisse nella sua prima lettera, così lo Spirito Santo lo ha detto a tutti per sempre.

Dio è Amore, e l’amore è la fonte della salvezza.

La grazia non è detto che si avverta, invece io mi sentivo piena d’amore. Non potevo sapere allora con certezza, da ragazza, quello che ora i credenti sanno, che Dio mi ha riempita di grazia fin dal concepimento nel grembo di mia madre. Non potevo saperlo, anche se percepivo come assenti in me, e me ne meravigliavo, quelle azioni che vedevo negli altri, e mi rattristava ogni accenno di peccato che vedevo e sentivo attorno a me, ogni clamore d’ira, d’invidia, di gelosia, di maldicenza, di violenza, di possesso sulle persone, di sfruttamento, di esercizio prepotente del potere, di egoismo nelle relazioni d’amicizia. fraterne e coniugali, di ingiustizie nel lavoro o nelle paghe agli operai, di ruberie, devastazioni, guerre mosse da fini di conquista e di sottomissione, e di ogni prevaricazione.

Avevano invece in me una subitanea risonanza tutte le opere d’amore, mi era facile intuire le esigenze e farmi avanti, lanciarmi quando qualcuno aveva bisogno, parenti e amici, ma anche pellegrini e passanti, o coloro che fuggivano dalle persecuzioni dei potenti. Se potevo, convincevo mia madre e mio padre, davamo loro un po’ di conforto, un alloggio di passaggio, cibo e bevande, nascondiglio, se era necessario, anche se si metteva a rischio la nostra vita.

Quando mi sentivo chiamare per nome, mi ricordavo della spiegazione che mi dava mia madre: Figlia mia, il tuo nome, Myryam, significa «amata da Dio». E mi spiegava che fin dal mio concepimento e nella mia gestazione, come anche nella nascita, aveva notato una particolarissima predilezione di Dio su di me. Per questo, mi diceva, mi avevano chiamata così: «amata da Dio». Così mi sentivo, grazie al nome proprio ricevuto dai miei genitori: amata da Dio.

Grazie al nome che mi aveva dato l’angelo: piena d’amore ricevuto e d’amore da donare. A volte mi sorprendevo di questa facilità ad amare. Capivo che era donare se stessi, servire, volere il bene anche di coloro che non ti amano.

Amavo i miei genitori con un amore caldo e tenerissimo, ed ero da loro corrisposta. Ottenni subito da loro il permesso di andare da Elisabetta. Nemmeno per un istante mi passò per la testa l’ipotesi di chiudermi in casa, nell’attesa, per custodirmi, non si sa mai, perché il bambino così importante che doveva nascere da me non subisse traumi, perché io non rischiassi qualche incidente nel viaggio. Quella casa di Elisabetta piena di Spirito Santo a me pareva piena d’amore. Per questo incoraggiai Zaccaria, perché non si sentisse umiliato dal confronto con «colei e ha creduto». Rispettavo il suo ruolo di patriarca, era per me come uno zio molto amato. Lo scusavo, lo capivo. Gli parlavo. Incoraggiavo Elisabetta a vivere una terza giovinezza dell’amore coniugale.

Con i mesi che passavano cominciavo a sentire il bambino crescere dentro di me, e lo sentivo muoversi, e colmarmi in modo nuovo, mi sentivo piena di lui, e quindi mi dicevo: ecco, Myryam, sei piena d’Amore.

Quelle parole, piena di grazia, piena d’amore, ripetute dentro di me mi dicevano chi ero davvero, e chi ero diventata, nel mio nuovo comprendermi come madre del Figlio dell’Altissimo. Gravida dell’Amore! (Andrea Mardegan, Maria, il mio cuore svelato, Paoline, Milano, pp.65-68)

 


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