Un ritratto preciso

Salvador-Dalì-Madonna-di-Port-Lligat-1950Dalí, SalvadorMadonna de Port Lligat, 1950, Fukuoka Gallery (Japan)

Abbiamo già parlato in precedenza della teologia nascosta nel quadro della Madonna de Port Lligat (Salvador Dalí, 1950). In questo post mi piacerebbe tornare sul quadro di Dalí ma da una prospettiva un po’ diversa. Nell’opera daliniana si possono distinguere con chiarezza alcuni elementi importanti: il trono sul quale è seduta la Madonna, la sua posizione con il Figlio in grembo, che porta il pane di vita eterna, immagine dello stesso Gesù nell’Eucaristia. Potremmo affermare che la lettura del quadro ci porta a concludere che è Gesù, Figlio di Maria, che ci viene offerto nel pane. È Lui che riceviamo quando partecipiamo alla Messa. Comunque, pur offrendosi a noi così gratuitamente, in qualche modo ci riteniamo indegni. Ed è per questo che, prima di ricevere la comunione, diciamo ad alta voce: Non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di’ soltanto una parola ed io sarò salvato. Non siamo degni, è vero, e magari ci fosse una parola pronunciata dal Signore che ci rendesse degni, liberi per poter riceverlo senza pensare tristemente che non lo meritiamo. Potremmo trovare quella parola? Veramente il Signore l’ha pronunciata?

San Luigi Maria Grignion da Montfort, nel suo Trattato della vera devozione a Maria, afferma che se fosse la Madonna ad arrivare per prima al nostro cuore, esso sarebbe pronto per poter ricevere il Signore nella comunione. Il santo dà alcuni consigli devozionali per i momenti precedenti alla comunione: Supplicherai questa buona madre che ti impresti il suo cuore per ricevere il suo Figlio con le stesse sue disposizioni. Le farai presente che ne va di mezzo la gloria del suo Figlio l’esser messo in un cuore così macchiato come il tuo e così incostante che non mancherebbe di venir meno alla sua gloria o di perderla. Che se ella però vuole abitare a casa tua per ricevere suo Figlio, lo può fare per il dominio che ha sui cuori; suo Figlio sarà da lei ricevuto senza alcuna macchia e senza timore di essere oltraggiato né perduto: «Dio sta in essa: non potrà vacillare (Salmo 46, 6)» (S. Luigi Maria Grignion da Montfort, Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, Edizioni Paoline, Milano 1987, n. 266, p. 178). Più avanti aggiunge dei consigli per il momento della comunione: Dirai al Figlio: «Signore, non sono degno…», cioè che non sei degno di riceverlo per le tue parole inutili e cattive e per la tua infedeltà nel suo servizio, ma mentre tu lo pregherai d’aver pietà di te, lo introdurrai nella casa della sua e tua Madre e non lo lascerai andare, prima che abbia preso alloggio da lei (Idem, n. 268, p. 179); e ancora dei consigli per i momenti successivi alla comunione: Dopo la comunione, raccolto interiormente e con gli occhi chiusi, introdurrai Gesù Cristo nel cuore di Maria. Lo darai alla Madre sua che lo riceverà amorosamente, l’adorerà, lo abbraccerà strettamente e gli renderà, in spirito e verità, molti servizi che sono sconosciuti nelle nostre tenebre fitte (Idem, n. 270, p. 180).

Ammettendo che le affermazioni del Montfort siano vere, potremmo senza dubbio trovare una parola, pronunciata dal Signore, che ci potrebbe far diventare degni di riceverlo nella comunione. Ma dove cercare quella parola? Dove la possiamo trovare? Certo, sappiamo che tutto quanto accade nella Messa è esattamente quello che è accaduto sul monte Calvario, e viceversa. In qualche modo, la Messa è come una finestra aperta sul Calvario. E quindi lì, nella scena della morte di Cristo, sul monte Calvario, potremmo cercare la parola di cui abbiamo bisogno. Se fissiamo bene lo sguardo, ci renderemo conto che, tra le parole che Gesù pronuncia sulla Croce, ce n’è una assai misteriosa: Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa (Giovanni 19, 26-27). Commentando questa scena, Giovanni Paolo II scrive: La dimensione mariana della vita di un discepolo di Cristo si esprime in modo speciale proprio mediante tale affidamento filiale nei riguardi della Madre di Dio, iniziato col testamento del Redentore sul Golgota. Affidandosi filialmente a Maria, il cristiano, come l’apostolo Giovanni, accoglie «fra le sue cose proprie» la Madre di Cristo e la introduce in tutto lo spazio della propria vita interiore, cioè nel suo «io» umano e cristiano: «La prese con sé» (Giovanni Paolo II, Enciclica Redemptoris Mater, n. 45). Quindi Gesù, morendo, affida la Madre al discepolo, e questo la introduce in tutto lo spazio della propria vita interiore. E se è la Madre la prima ad entrare nel mondo interiore del discepolo, se è Lei che in qualche modo viene ad abitare dentro il cristiano, se è Lei la prima ad arrivare all’anima, Ella farà dell’anima cristiana un luogo adatto, gradevole, degno affinché possa essere abitato anche da Gesù nella comunione. Il Figlio di Maria si degnerà di abitare nella nostra casa, da Lei preparata.

Penso che Dalí abbia capito qualcosa di tutto questo, almeno intuitivamente. Nel quadro il pane (Eucaristia) è “incorniciato” all’interno di Gesù, che è il Pane di Vita. Gesù è incorniciato all’interno della Madonna, poiché è Lei che ci porta suo Figlio. E la Madonna è incorniciata all’interno del trono di pietra, che in qualche modo rappresenta l’anima umana. Cioè nell’anima cristiana abita Maria (grazie alla parola pronunciata da Gesù sulla Croce), e quella presenza mariana rende gradevole quel trono (che è l’anima) affinché venga abitata anche dal Figlio, Pane di Vita che riceviamo nella comunione. Per concludere, potremmo azzardarci a dire che in fondo Dalí, nella Madonna de Port Lligat, dipinge (più o meno consapevolmente) un ritratto preciso dell’anima cristiana quando riceve a Gesù nella comunione: anima in cui abita Maria, che ci porta il Figlio-Eucaristia.


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