Ego flos campi et lylium convallium
Io sono un narciso di Saron, un giglio delle valli.
(Cantico dei Cantici 2,1)

Perdrau, Pauline – Mater Admirabilis, 1844, Trinità dei Monti (Roma)
Madre Ammirabile,
tesoro di calma e di serenità,
ti amiamo
per la luce dei tuoi occhi abbassati,
per la pace del tuo volto che risplende
della tua pienezza interiore.
Sei la Vergine dell’Invisibile, dell’Essenziale.
Ti supplichiamo di distaccarci dalle cose
visibili, per condurci e stabilirci nell’Invisibile
che i tuoi occhi contemplano,
l’invisibile Presenza
l’invisibile Vita
l’invisibile Azione
l’invisibile Amore.
Durante le nostre giornate occupate e
sovraccariche, custodiscici nella luce
delle cose che non si vedono.
Oltre il superfluo
che spesso ci sollecita e ci seduce,
donaci il senso e la fame dell’essenziale.
Amen.
(Scritta da Madre Marie-Thérése de Lescure, rscj)
Il monastero di Trinità dei Monti a Roma fu costruito nel secolo XVI e affidato all’Ordine dei Minimi. Molto più tardi, nel 1828, e dopo tante vicissitudini storiche, il monastero passò alle Dame del Sacro Cuore, a quel tempo una Società molto giovane (fondata nel 1800 da Santa Maddalena Sofia Barat, 1779-1865). Oggi la struttura rimane intatta, e sia la chiesa che il monastero sono affidati alla Comunità dell’Emmanuele. La chiesa fu molto danneggiata nel 1800 a causa degli abusi e la violenza delle truppe rivoluzionarie: il tetto era crollato e alcune cappelle furono distrutte. Quando le Dame del Sacro Cuore arrivarono al convento nel 1828, era già cominciato il progetto di ricostruzione e di ristrutturazione della chiesa, a cui parteciparono grandi artisti come Philippe Veit o Jérôme Martin Langlois, che si ispirarono alla spiritualità propria della Società del Sacro Cuore. Nel primo piano del monastero, all’interno di una piccola cappella, si trova un affresco della Madonna che risale a quell’epoca (precisamente, all’anno 1844). È un’opera del tutto particolare: si tratta della Mater Admirabilis. Sembrerebbe che questa rappresentazione della Madonna, nella sua semplicità quasi infantile, costituisca un’eccezione alla “serietà” e alla qualità artistica degli affreschi della chiesa. Non quadra con il resto delle opere, quasi come se non fosse armonicamente inserita nel contesto artistico di Trinità dei Monti. Questo dipinto ovviamente non possiede alcun valore artistico, ma grazie alla sua semplicità ingenua, ha toccato e catalizzato la devozione sia dei credenti che dei non credenti, […] diventando per un certo tempo anche il punto focale delle devozioni a Trinità dei Monti.[1] Federica Giacomini, restauratrice e storica dell’arte, afferma addirittura che l’espressione di questa sensibilità religiosa trova il suo apogeo nella creazione della pittura della Mater Admirabilis[2]. Ed è questo, secondo me, il paradosso nascosto nella Mater Admirabilis: un umile affresco di scarsa qualità circondato da veri capolavori artistici, che però è diventato proprio il punto focale delle devozioni a Trinità dei Monti. Basta osservare gli abbondantissimi ex-voto che coprono le pareti della cappella dove si trova la Mater, o i numerosissimi peregrinaggi ivi fatti lungo la storia (anche oggi), o ancora i santi che hanno pregato dinanzi all’affresco: Santa Maddalena Sofia Barat (fondatrice della Società), il Beato Pio IX (che visitò la Mater almeno 21 volte), San Giovanni Bosco, San Vincenzo Pallotti, San Giovanni XXIII, Santa Teresa del Bambino Gesù…![3] All’ingresso della cappella della Mater si trova una targa che ricorda la visita di Santa Teresa del Bambino Gesù (novembre 1887).

Un’altra targa di pietra la si può trovare in Via Capo le Case 56: IN QUESTA CASA/GIÀ ALBERGO DEL SUD/ABITÒ/NEL NOVEMBRE MDCCCLXXXVII/SANTA TERESA/DEL/BAMBINO GESÙ/XVII MAGGIO MCMXXV. Sembra che tale visita di Santa Teresa alla Mater sia attestata da una lettera di sua sorella. Qualcosa comunque si può trovare in rete[4] o in qualche pubblicazione[5], però non tantissimo.
Secondo me, esiste un contrasto tra l’opera in sé (con tutte le sue imperfezioni artistiche) e gli effetti, potremmo dire, che ha provocato. E quindi la domanda da porsi sarebbe: come mai un dipinto così semplice, nascosto e sconosciuto ha ricevuto tante visite, onorificenze e preghiere di persone di tutto il mondo? Come mai ha aiutato tante persone? È un paradosso. Si tratta di un paradosso per certi versi simile alla vicenda di Teresa del Bambino Gesù: una santa francese morta a 25 anni, praticamente sconosciuta, nel piccolo monastero di Lisieux, da dove non si mosse per tutta la vita, che comunque è venerata in tutto il mondo, ed è patrona delle missioni, Dottore della Chiesa, autrice di Storia di un’anima, uno dei capolavori della spiritualità cristiana. Forse per questo c’è una connessione forte tra la Mater Admirabilis e Santa Teresa del Bambino Gesù: un pennello piccolo e sconosciuto che comunque ha scritto una storia molto grande.
Chi dipinse la Mater Admirabilis? Come nacque l’idea di quest’opera? Qual è la sua genesi? Qual è la sua storia? La immagine fu dipinta da una giovane, Pauline Perdrau, nata il 20 aprile 1815 in Francia, postulante a quel momento della Società del Sacro Cuore, che abitava nel monastero di Trinità dei Monti. Era il mese di maggio del 1844. Pauline aveva 29 anni e le piaceva dipingere (anzi, era venuta a Roma anche per migliorare la sua tecnica). La comunità delle suore si riunì una domenica al primo piano del monastero, sopra il chiostro, però la superiora (la Madre Josephine de Coriolis) doveva attendere una visita importante, e lasciò le suore da sole. Allora si sentì una voce: “Ah, si la Sainte Vierge daignait venir elle-même présider notre récréation!” (Ah, se la Santa Vergine si degnasse di venire lei stessa a presiedere la nostra ricreazione!)[6]. Io allora ero postulante e mi venne il pensiero che potevo approfittare di una grande nicchia vuota che si trovava al centro del nostro cerchio e di fronte al posto che la Superiora, Madre di Coriolis, aveva appena lasciato, per fare una Santa Vergine nel tempio di Gerusalemme.[7] Dissi alle mie sorelle: “Voulez-vous que je fasse venir ici la Sainte Vierge?” (Volete che faccia venire qui la Santa Vergine?). “Oui, oui, faites venir notre Mère du Ciel” (Sì, sì, fai venire la nostra Madre del Cielo”), fu il grido generale, “mai comment ferez-vous?” (ma come lo farai?). “C’est mon secret” (È il mio segreto) dissi.[8]
Pauline fu molto audace, poiché aveva studiato la tecnica dell’affresco solo per quindici giorni, e infatti ad un certo momento pensò abbandonare l’idea di realizzare il dipinto. Però in qualche modo si convinse del fatto che la Madonna gli chiedeva di dipingerla, e continuò col suo progetto, incontrando non poche difficoltà. L’11 giugno 1844, festa del Sacro Cuore di Maria, fu iniziato l’affresco. A non tutti piacque, almeno durante l’esecuzione. Pauline racconta che c’era un muratore che la aiutò e la incoraggiò sempre, non facendole mancare, almeno lui, un sostegno. “Cette Madonnina veut être là” (Questa Madonina vuol stare là)[9]; “Noi ricopriamo mattoni, ne usciranno rose”[10]gli diceva il muratore… Il mio affresco era finito, e spaventò tutti tranne il mio caro muratore, che mi disse: “Superbe, c’est une fraîche fleur, un bijou, vous verrez!” (Splendido, è un fiore fresco, un gioiello, vedrai!)[11]. Pochi giorni dopo, l’affresco era finito. Pauline scrisse: La Sainte Vierge voulut bien m’aider d’une manière sensible pendant l’exécution de ma pauvre fresque (La Santa Vergine volle aiutarmi in modo sensibile durante l’esecuzione del mio povero affresco)[12], che era intitolato La Madonna del Giglio; finché una monaca di Minsk –chiamata Makrina– che aveva trovato rifugio nel convento di Trinità dei Monti, la chiamò Mater Admirabilis. Un giorno, mentre Makrina pregava di fronte alla immagine, la croce che indossava sul petto cadde ai piedi della Mater Admirabilis e Makrina udì una voce nel suo interiore, che gli diceva: “Ici finiront les croix” (Qui finiranno le croci)[13]. La storia di Makrina viene raccontata anche nel testo di Elisabeth De Guggemberg così come nel testo di F. Bonnard[14]. Il 20 ottobre 1846, Pio IX visitò per prima volta la Mater Admirabilis.
C’è una frase riassuntiva di Pauline che è molto bella, anche perché suggerisce (senza volerlo ovviamente) il parallelismo nascosto tra lei (1815-1895) e Santa Teresa del Bambino Gesù (1873-1897), al punto che potrebbe essere anche un compendio della vita della santa di Lisieux:
Io ero ben lontana dal sospettare i doni celesti che [dalla Madonnina] stavano per riversarsi sulle anime, però il suo primo miracolo io lo attesto: avermi scelta come la sua piccola pittrice e avermi fatto fare un lavoro che io ero assolutamente incapace di concepire e soprattutto di eseguire.[15]
Note:
[1] Cf. Federica Giacomini, Les campagnes de travaux au XIXe siècle à l’église de la Trinité-des-Monts, in Colette Di Matteo (ed.), L’église et le couvent de la Trinité-des-Monts à Rome, les décors restaurés, Dijon, éditions Faton, 2015, p. 141. Citazione originale: cette peinture n’a visiblement aucune valeur artistique, mais grâce à sa simplicité ingénue, elle a touché et catalysé la dévotion des croyants comme des non-croyants, […] devenant même pour un temps le lieu focal des dévotions à la Trinité-des-Monts.
[2] Ibid. Citazione originale: l’expression de cette sensibilité religieuse trouve son apogée avec la création […] de la peinture de la Mater Admirabilis.
[3] Elisabeth De Guggemberg, Mater Admirabilis alla Trinità dei Monti, in Les religieuses du Sacré-Cœur à la Trinité-des-Monts (1828-2006), Rome, Pieux Etablissements de France à Rome et à Lorette, 2007, pp. 60-61; Yves Bruley, Un nouveau lieu de pèlerinage dans la Rome contemporaine, in BRULEY Yves (ed.), La Trinité-des-Monts redécouverte, Rome, De Luca Editori d’Arte, 2002, p. 186.
[4] Vedi http://www.gliscritti.it/approf/lisieux.htm#t3 ed anche http://www.gliscritti.it/blog/entry/2040#h315.
[5] Yves Bruley, op. cit., p. 186; e Elisabeth De Guggemberg, op. cit., p.p.60-61.
[6] Petite notice historique sur la chapelle de Mater Admirabilis a Rome, per Pauline Perdrau RSCJ, Paris, 6 mai 1862. Extrait du Journal de la Trinité des Monts, p. 1.
[7] Ibid., p.1 . Traduzione propia.
[8] Ibid.
[9] Ibid, p. 2.
[10] Fourier Bonnard, Histoire du Couvent Royal de la Trinité du Mont Pincio à Rome, Paris, Editions auguste Picard, 1933, p. 301.
[11] Petite notice…, p. 3.
[12] Ibid, p. 2.
[13] Ibid, p. 4.
[14] Fourier Bonnard, op. cit., pp. 301-307.
[15] Petite notice…, p. 4
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